Pappagalli Inseparabili | Allevamento Calopsite e Roseicollis

ALLEVAMENTO PAPPAGALLI INSEPARABILI
AGAPORNIS ROSEICOLLIS E CALOPSITE

DI VINCENZO DE CONCILIIS

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Dieta Corretta

Alimentazione

Una dieta corretta:
base per la buona salute

Testo raccolta da Rossella Bozzini
Resoconto tratto dall’intervento del Dr. Alessandro Melillo della Clinica Veterinaria Omniavet
(06/52453374 birdalex@libero.it) nell’ambito del meeting informativo offerto da Animalcrazy srl,
www.pappagallostore.it, e tenutosi a Roma il 9 ottobre 2005.
Un particolare ringraziamento al Dr.Melillo per aver gentilmente revisionato questo scritto.
A sinistra il Dr. Melillo durante la sua relazione. A destra i veterinari (da sinistra a destra: Dr. Melillo, Dr. Selleri, Dr. Collarile,
Dr. Crosta, Dr. Bertoni) rispondono alle domande del pubblico.
La malnutrizione è la principale causa delle malattie e delle scarse performance riproduttive dei
pappagalli mantenuti in cattività.
I pappagalli sono in generale florivori, ma distinti in granivori, frugivori e nettarivori. Il fabbisogno
alimentare del pappagallo si differenzia sulla base dello stile di vita, dell’età, dell’attività fisica che
svolge, della specie (le specie australiane hanno un metabolismo più alto di quelle tropicali); tenuto
conto delle dovute differenze tra le diverse specie e le condizioni di vita, il fabbisogno complessivo
indicativo si può schematizzare come segue:

• Proteine: 10% - 15% della razione. Sono necessarie per costruire i tessuti e formare la
massa corporea. Lori e Lorichetti, pappagalli nettarivori, hanno un fabbisogno proteico più
basso. Un eccesso proteico può causare problemi renali.

Lipidi o grassi: 2% - 4% della razione. Sono necessari per assorbire le vitamine liposolubili
e come fonte alternativa di energia. Alcune specie (Cenerini, Ara e alcuni Cacatua) hanno un
fabbisogno di grassi maggiore (fino al 15-18%). E’ importante tenere in considerazione il
fatto che un comune misto di semi ha una percentuale di grassi che facilmente supera il
25%.

Vitamine: necessitano di vitamine liposolubili (A, D, E, K) e idrosolubili (in particolare
quelle del complesso B; la nota vitamina C non è necessaria in quanto i pappagalli la
producono autonomamente).
Una iperintegrazione vitaminica può causare tossicità. In particolare:
o un sovradosaggio di vitamine idrosolubili difficilmente diventa pericoloso, e questo
perché si tratta di vitamine che non si accumulano nell’organismo e gli eccessi
vengono eliminati con le urine. Sono molto fragili, facilmente si ossidano e sono
sensibili a temperatura, umidità e luce. Per questa ragione è difficile integrarle e
devono essere assunte quotidianamente per via alimentare.
o le liposolubili si accumulano nei grassi (rimanendo immagazzinate a lungo), e una
alimentazione troppo grassa ne inibisce il corretto assorbimento; competono per gli
stessi recettori, per cui un eccesso di una impedisce il corretto assorbimento di
un’altra; in particolare, un eccesso di vitamina A inibisce l’assorbimento della D e un
eccesso di D causa uno scarso assorbimento dei carotenoidi.
Le vitamine fornite nell’acqua sono altamente instabili, degradano in pochissimo tempo;
inoltre la quantità assunta è imprevedibile con conseguente rischio di squilibrio vitaminico.

Sali minerali: i principali sono calcio (0,5%) e fosforo (0,25% - 0,4%). Un eccesso di
fosforo inibisce l’assorbimento del calcio. I due minerali devono essere entrambi presenti e
lavorano insieme. Il Metabolismo dei minerali è correlato con quello delle vitamine.
Variazioni del fabbisogno nelle diverse fasi della vita del pappagallo:
.. Muta: si tratta di un processo delicato e faticoso per il pappagallo (basta considerare che il
25% delle proteine del corpo sono nel piumaggio!); può anche interrompersi se l’apporto
nutrizionale è inadeguato. In questa fase il fabbisogno proteico aumenta di 4% - 8% (in
particolare metionina, cisteina e lisina). L’aumento del metabolismo richiede un apporto
energetico maggiore (carboidrati) del 3% - 20%, anche in considerazione del fatto che il
piumaggio imperfetto causa una maggiore dispersione di calore.
.. Riproduzione: aumenta il fabbisogno proteico del 2-5% e aumenta il fabbisogno lipidico
per supportare l’ovogenesi; la spermiogenesi non richiede uno sforzo altrettanto importante.
Aumentata il fabbisogno di calcio per la formazione del guscio di uno 0,85-1% (non di
molto superiore a quello normalmente assunto). Accresce il fabbisogno di vitamina D; la
vitamina E e altri antiossidanti aiutano la spermatogenesi.
.. Accrescimento: il massimo fabbisogno si ha alla schiusa, e degrada fino allo svezzamento. I
piccoli necessitano di un apporto proteico del 20%, il calcio deve raggiungere l’1% e
aumenta il fabbisogno di vitamina D.
Esistono quattro diversi approcci all’alimentazione dei pappagalli in cattività:
1. Misti di semi.
2. Pulse diet (cereali, legumi, germogli, frutta, verdura).
3. Alimenti per uso umano.
4. Alimenti formulati (estrusi e pellettati).
Misto semi
Porta ad inevitabili carenze vitaminiche e minerali e ad uno squilibrio calcio/fosforo. In particolare
mancano vitamine A, B2, B12, D, E, calcio, iodio, ferro, selenio, lisina, metionina.
L’assunzione di grassi supera di gran lunga il fabbisogno (se il pappagallo ha molti semi a
disposizione e si nutre scegliendoli in modo selettivo, l’apporto di grassi può facilmente
raggiungere il 65%!).
Rischio di squilibri calcio/fosforo e vit E/selenio.
I più diffusi misti di semi per Agapornis contengono una percentuale troppo elevata di semi di girasole,
a loro molto graditi, ma troppo oleosi.
Spesso si tratta di granaglie di bassa qualità e scarsa germinabilità (inferiore al 10%), scarto dei
semi utilizzati per la produzione di olio ad uso umano; inoltre, se venduti a peso da grossi sacchi
che rimangono a lungo aperti, risultano contaminati da batteri, spore micotiche (Aspergillus spp) e
micotossine.
In commercio si trovano misti di “semi fortificati”, ovvero addizionati con vitamine e minerali,
sotto forma di polveri o palline colorate; purtroppo i pappagalli tendono a selezionare i semi e a non
consumare i nutrienti aggiunti.
Un Agapornis personatus, si tuffa nel suo misto semi… tuttavia difficilmente consumerà
anche le palline colorate (contenenti vitamine e minerali) addizionate al misto.
E’ consigliabile fornire frutta e verdura per integrare una alimentazione a base di semi. Si deve però
tenere in considerazione il fatto che i vegetali freschi sono veicoli di batteri, funghi e micotossine.
La verdura, specie quella a foglia scura, fornisce carotenoidi, precursori della vitamina A. La frutta
che cresce nel nostro paese è povera di nutrienti per i pappagalli, uccelli provenienti
prevalentemente da zone tropicali caratterizzate da frutta molto diversa. Mele, pere, prugne e
quant’altro cresca in Italia deve essere considerato alla stregua di una leccornia zuccherina.
Sicuramente più indicata la banana (in genere comunque poco gradita agli agapornis) e la frutta
tropicale, anche se quella che compriamo nel nostro paese non è potuta maturare sugli alberi e
quindi ha molti meno nutrienti di quella maturata al sole dei paesi d’origine. In ogni caso è sempre
consigliabile acquistare frutta e verdura biologica. Anche l’integrazione con vegetali freschi può
portare a carenze (vitamine D, E, A in assenza di vegetali ricchi di carotenoidi, calcio, iodio, ferro,
lisina e metionina), ad eccessi (grassi, zuccheri, fibre) e a squilibri (calcio/fosforo, amminoacidi).
Le verdure a foglia scura (nella foto due Agapornis roseicollis, si gustano
una fresca foglia di bietola) forniscono preziosa vitamina A.
I semi devono essere acquistati in confezioni piccole e sigillate, e devono essere conservati, una
volta aperti, in contenitori ermetici, asciutti e al buio. Importante scegliere sempre semi di alta
qualità, e considerarli non l’alimento base, ma un complemento all’alimentazione.

Pulse Diet

Consiste in semi e legumi germogliati integrati con frutta e verdura fresche. L’utilizzo di materie
prime per uso umano garantisce una maggiore qualità.
Misto di legumi, cereali e verdure bollite. A destra un Roseicollis si gusta il suo misto bollito.
Rispetto al germogliato, il bollito è povero di vitamine.
E’ molto appetito (soprattutto dalle specie sudamericane, tendenzialmente più frugivore), fornisce
un buon apporto proteico e ha il vantaggio di essere molto economico. Di contro presuppone una
attenta preparazione quotidiana della razione di cibo. Inoltre tende ad essere un tipo di
alimentazione un po’ troppo zuccherino, ed essendo ricca di fosforo porta a possibili carenze di
calcio.
Per preparare il misto germogliato di semi e legumi, immergere in acqua per 24 ore, avendo cura di
risciacquare spesso sotto l’acqua a corrente per prevenire la formazione di pericolose muffe. Si
possono aggiungere un paio di gocce di stermina o di amuchina. Passate le 24 ore, risciacquare
nuovamente, e porre in un colapasta coperto con un panno umido per altre 12-24 ore. Quindi
risciacquare, asciugare e servire.
E’ necessario integrare questa dieta con frutta e verdura fresche e con sali minerali.

Alimenti di casa
I pappagalli tenuti come pet amano ‘curiosare’ nei nostri piatti e tentano di assaggiare le nostre
pietanze. Anche se mostrano di gradire le tagliatelle col ragù, non dimentichiamo che sono
pappagalli, non esseri umani!!!
Una alimentazione ‘umana’ causa nel nostro amico pennuto seri problemi nutrizionali: eccessi di
sale, grassi, tossine (cioccolata o caffeina), carenze (altamente variabili) e squilibri (il gusto viziato
dagli alimenti cucinati non apprezza più gli alimenti “sani”).
Per tenere il vostro amico lontano dai piatti, provate a ritagliarli un angolino sulla tavola,
su una piccola tovaglia colorata, offrendogli alimenti a lui graditi e indicati!

Estrusi e pellettati


Si tratta di alimenti bilanciati studiati a partire dalle esigenze alimentari dei pappagalli. Gli
ingredienti base sono prima triturati e successivamente ricomposti. In questo modo ogni singola
crocchetta contiene tutti i nutrienti nella corretta percentuale e non si corre il rischio che il
pappagallo selezioni solo alimenti a lui graditi, sbilanciando l’alimentazione.
Nel caso degli estrusi, il processo detto appunto di estrusione viene effettuato ad altissime
temperature (pastorizzazione) per eliminare eventuali cariche batteriche o micotiche; in questo
modo sono anche distrutte le vitamine (presenti negli alimenti base), che devono quindi essere
successivamente aggiunte sulla superficie del prodotto finito e raffreddato; sarà quindi importante
conservare gli estrusi al buio per mantenere le preziose vitamine. I pellettati sono invece compressi
a freddo: non necessitano di successiva integrazione di vitamine, ma sono meno sicuri dal punto di
vista igenico.
Un Agapornis fischeri, sgranocchia i suoi estrusi. Molti agapornis hanno l’abitudine di ‘inzuppare’ ogni singolo estruso
nell’acqua del beverino. Per evitare che l’acqua si sporchi, è consigliabile l’utilizzo di beverini a goccia. Nella foto a destra, in alto,
estrusi al naturale di diverse taglie, in basso a sinistra estrusi alla frutta, in basso a destra pellettati.
Questi alimenti non comportano alcuna carenza se sono formulati sulla base delle linee guida
fornite dalla AAV (Association of Avian Veterinarians).
In talune marche è presente un eccesso vitaminico. E’ quindi importante conoscere il fabbisogno del
proprio pappagallo e leggere attentamente le etichette per scegliere un prodotto valido. In generale,
evitare gli estrusi con troppe vitamine e con troppi coloranti e aromatizzanti artificiali.
Allo stato attuale delle conoscenze, l’alimentazione a base di estrusi o pellettati è la soluzione ideale
per l’alimentazione degli Psittacidi in cattività. Una dieta di questo tipo può essere integrata con un
10% di semi, legumi, germogli, frutta e verdura. Necessario evitare integrazioni vitaminiche per
non rischiare un eccesso.

Il grit

Utile nel caso in cui il pappagallo abbia una alimentazione di tipo granivoro. E’ stato suggerito che
la sua assenza può predisporre a megabatteriosi. Ne hanno maggiore necessità pappagalli granivori
come le Cocorite e le Calopsitte, nonché gli stessi Inseparabili.
Un buon grit è una miscela di gusci d’ostrica tritati e sassolini di quarzo. Le sabbie normalmente
vendute come fondi per le gabbie non sono da considerarsi un buon grit.
Problemi legati a squilibri nella alimentazione
Fino al 75% delle malattie dei pappagalli ha radici nella malnutrizione!

Problemi del piumaggio
Si registrano ritardo/interruzione della muta, stress mark (segni neri che segnalano difficoltà della
penna a formarsi). Sono legati a carenze di proteine, delle vitamine A, B2, biotina e acido folico.
Obesità e lipidosi epatica
Comune in Ondulati, Calopsitte, Roseicapilla, Amazzoni, Parrocchetti monaci. Il problema può
essere legato alla scarsa attività fisica (specie nei soggetti con remiganti accorciate e dunque
impossibilitati a volare) e ad una dieta troppo ricca di grassi. Il pappagallo accumula i grassi e
presenta un alto rischio di degenerazione grassa del fegato. Il sangue risulta molto denso con
conseguente rischio di ictus.

Carenza di vitamina A
La vitamina A è indispensabile alla formazione degli epiteli, cioè degli strati di cellule che formano
la superficie dei tessuti. Una sua carenza può causare metaplasia dell’epitelio, ascessi e
pododermatiti. Il piumaggio risulta rovinato. Il pappagallo può soffrire di problemi respiratori, e
può essere soggetto ad infezioni croniche.

Eccesso di vitamina A
Impossibile in natura perché assunta sotto forma di carotenoidi. L’eccesso provoca sintomi
epiteliali, respiratori e scarsa performance riproduttiva, esattamente come nella carenza. Pancreatite
e emocromatosi nei lorichetti. Carenza secondaria delle altre liposolubili.

Carenza di vitamina D

La provitamina D viene attivata a livello della cute nuda (zampe, faccia) dai raggi UVB. La
vitamina D3 è una forma attiva necessaria al metabolismo del calcio, ulteriormente attivata a livello
epatico sotto l’influsso del paratormone. E’ indispensabile una esposizione quotidiana a luce solare
non filtrata; se ciò non è possibile, si possono utilizzare bulbi fluorescenti (315-280 nm). I segni di
carenza: osteodistrofia (nei giovani), tetania calciopriva (negli adulti, principalmente Cenerini).

Eccesso di vitamina D
Può causare mobilizzazione di calcio dalle ossa, e quindi ipercalcemia (calcificazione tessuti molli)
e insufficienza renale letale; nelle femmine adulte, l’eccesso può essere eliminato attraverso l’uovo,
provocando l’inevitabile morte dell’embrione. E’ frequente nei piccoli allevati a mano qualora si
integri la formula con vitamine.

Carenza di vitamina E
Ipofertilità (necessaria per la vitalità dello sperma), morte embrionale, pulcini deboli e poco vitali.
Carenza di calcio
E’ legata a quella di vitamina D. I pappagalli esposti alla luce solare e a dieta equilibrata
necessitano di pochissimo calcio. Una dieta ricca di grassi e fosforo (che inibisce l’assorbimento del
calcio), carente di vitamina D e di raggi UVB porta facilmente a iperparatiroidismo nutrizionale
secondario. La carenza di calcio provoca:
• nei giovani: osteodistrofia, le ossa lunghe si piegano e si fratturano (tibiotarso, femore, radio
e omero)
• nell’adulto: crisi tetaniche calcioprive
• nel riproduttore: uova fragili, prive di guscio; pulcini deboli che non riescono a rompere il
guscio; egg binding.

Eccesso di ferro
Emocromatosi (comune in Maine e Tucani ma anche in Lori, Lorichetti ed Ecletti), legata ad
eccesso di Ferro e vitamina A nell’alimento. I tannini aiutano ad eliminare il ferro in eccesso. Può
portare ad una grave epatopatia difficilmente curabile.
Conversione del pappagallo alla dieta estrusa
Ogni cambiamento alimentare deve essere effettuato gradualmente. Quando acquistiamo un
pappagallo è importante informarsi sulla alimentazione cui era abituato, e se si tratta di una
alimentazione errata (ad esempio solo semi di girasole), va mantenuta e corretta lentamente a poco a
poco. E’ inoltre consigliabile sottoporre il pappagallo a visita veterinaria, trattare ogni patologia
nutrizionale e non, e tenere sotto controllo il peso del pappagallo.
La gradualità del cambiamento consente al fisico di adattarsi ai nuovi alimenti e al pappagallo di
imparare a riconoscere i nuovi cibi, evitando così una iniziale sotto-alimentazione.
Per convertire una alimentazione a base di semi in una alimentazione a base di estrusi, si consiglia
di iniziare mettendo l’estruso in una mangiatoia vicina a quella dei semi per i primi giorni e solo
successivamente un piccolo strato di estrusi sopra i semi; i questo modo il pappagallo sarà costretto
a prendere nel becco gli estrusi per raggiungere i semi, ed imparerà a conoscerli. Poi piano piano,
nella dose giornaliera si diminuirà in modo impercettibile la quantità di semi a favore di quella di
estrusi. Questa fase deve essere lunga, può durare anche diversi mesi, e il pappagallo quasi senza
rendersene conto imparerà a mangiare il nuovo alimento. Gli effetti visibili della conversione
possono richiedere 12 mesi per manifestarsi.

Piccoli ‘trucchi’ per facilitare la conversione:
.. Cibo fornito solo 3 volte al dì per un’ora.
.. Bagnare gli estrusi con succo di frutta.
.. Mescolarli con cibo apprezzato (es riso o pasta).
.. Fingere di mangiare gli estrusi e all’inizio vietare al pappagallo di assaggiarli.
.. Più facile se più uccelli sono coinvolti nella conversione (sopr. per le specie piccole).
.. Usare gli estrusi come treat.
.. Usare gli estrusi come giocattoli.
Per rendere meno difficoltoso fornire alimenti vari e diversi ai pappagalli ospitati nelle nostre case,
si raccomanda gli allevatori di svezzare i piccoli con tutti i cibi sopra citati, e cioè frutta, verdura,
germogli, legumi, estrusi e solo a svezzamento concluso dare loro i semi.

 

 

 

 

 

 

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