Pappagalli Inseparabili | Allevamento Calopsite e Roseicollis

ALLEVAMENTO PAPPAGALLI INSEPARABILI
AGAPORNIS ROSEICOLLIS E CALOPSITE

DI VINCENZO DE CONCILIIS

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Clamydiosi

Malattie e Cure

LE COSE DA SAPERE SULLA CLAMIDIOSI…

" COS'E'.
Batterio Gram-negativo, parassita intracellulare obbligato con tropismo per l'apparato respiratorio, fegato, milza…

" CHI COLPISCE.
Gli uccelli (isolata da più di 120 specie di uccelli !), ma anche svariati mammiferi e marsupiali, UOMO compreso (è una ZOONOSI, ossia una patologia che si trasmette dagli animali all'uomo causando una malattia a volte molto grave). Più facile rinvenirla negli Psittacidi (pappagalli) e, nei non-psittacidi, nei piccioni, tortore, merli indiani, nei "domestici" (anatra, oca, tacchino..), nella selvaggina allevata (fagiano, colino della Virginia, coturnice..), in animali a vita libera (rapaci vari) e, meno comunemente, nei fringillidi, cardellini, canarini ed estrillidi.

" COME SI TRASMETTE.
Si trasmette per via AEROGENA tramite aerosol di particelle infette emesse con secreti (lacrime o scolo nasale/oculare) o con escreti (feci secche polverizzate) di soggetti clinicamente malati o portatori sani.

L'UOMO si infetta spesso respirando le polveri sul fondo delle gabbie al momento della pulizia delle voliere.

Altra possibilità di trasmissione è data dalla consuetudine che molti proprietari hanno di offrire il cibo dalla bocca al proprio animale, dandogli e facendosi "dare i bacini", venendo così a trovarsi molto vicini alla cavità oro-nasale (contatto bocca-becco) ed alle congiuntive dell'animale. La trasmissione può avvenire anche facendo mangiare il proprio pet dal piatto o baciandone il piumaggio.
NON sono molte le malattie degli UCCELLI pericolose per l'UOMO direttamente; questa è una delle poche che lo sono e, contrariamente a quanto si pensi, è piuttosto diffusa tra i pazienti aviari.

" COSA CAUSA.
Causa una malattia chiamata Clamidiosi, i cui sinonimi sono PSITTACOSI (se la malattia viene trasmessa all'uomo dai pappagalli) ed ORNITOSI (se la malattia viene trasmessa all'uomo da altri volatili non psittacidi), ma sempre della stessa malattia si tratta!
" MALATTIA negli UCCELLI.
Il tempo di incubazione può andare da 3 giorni a diverse settimane dopo l'infezione, ma possono passare anche anni dall'esposizione ai primi sintomi.
La malattia può presentarsi con vario grado di gravità, a seconda
del ceppo batterico, della dose infettante, della virulenza del
microorganismo, della specie di uccello colpito, dell'età del soggetto, dello stress…
Le infezioni possono decorrere con semplice congiuntivite, blefarite (si gonfiano le palpebre, l'occhio è arrossato e lacrima), le piume attorno all'occhio si bagnano e cadono lasciando un'area senza piume. Può esserci rinite, infiammazione dei seni nasali o sinusite con scolo nasale dapprima sieroso e chiaro poi purulento e giallastro con starnuti.
La malattia può progredire con polmonite ed aerosacculite (infiammazione del polmone e dei sacchi aerei) e l'animale respirerà con difficoltà, a bocca aperta, sarà depresso, con il piumaggio arruffato e sonnolente.
Concomitantemente può esserci ingrossamento della milza (splenomegalia) e del fegato (con epatite) e l'animale emetterà feci diarriche e con l'acido urico di un colore giallo/verdastro.
Complicazioni croniche possono causare torcicollo, tremori, convulsioni, infertilità. Se non curata può essere mortale.

" MALATTIA nell' UOMO.
La malattia può presentarsi con vario grado di gravità a seconda del ceppo batterico, della dose infettante, della virulenza del microorganismo, dell'età del soggetto colpito, del suo sistema immunitario…
Il tempo di incubazione è, in genere, di 5-14 giorni, ma possono trascorrere anche tempi più lunghi (4 settimane). Saranno presenti febbre alta (40-41 °C), mal di testa, vertigini, tremori e dolori muscolari, dolore nell'area di proiezione della milza (causa un notevole ingrossamento della milza!), tosse non produttiva per progredire fino anche a polmonite atipica (lobare o interstiziale) che se non trattata adeguatamente può rivelarsi letale, ma anche endocardite, miocardite, epatite, artrite, cheratocongiuntivite ed encefalite (anche aborto nelle donne gravide).
Il trattamento deve essere specifico ed è necessaria una buona cooperazione tra medico umano e medico veterinario per la diagnosi di questa malattia ZOONOTICA che può presentarsi con sintomi simil-influenzali ma che, se non trattata adeguatamente, può avere conseguenze molto gravi (oggi siamo passati da una mortalità nell'uomo dal 15-20% a meno dell' 1% con i trattamenti specifici), per cui è meglio PREVENIRE tramite accertamenti diagnostici periodici se sussiste il sospetto di malattia nel paziente volatile.

" COME SI DIAGNOSTICA.
La diagnosi di Clamidiosi non è facile per via delle abitudini del microorganismo che è intracellulare (si nasconde dentro le cellule dell'organismo ed esce in modo intermittente, non lo troviamo sempre, da qui nasce la difficoltà di diagnosi!).
La diagnosi sul paziente comprende:
a) un'accurata visita clinica;
b) esami del sangue;
c) radiografie;
d) test diagnostici di laboratorio;
Esistono test diagnostici che svelano anticorpi nei confronti della malattia (DCF, IMMUNOCOMB, CLEARVIEW-TEST…) e test che rivelano il batterio nelle feci (nested-PCR).
Di tutti i test quello più sensibile e specifico è la PCR (esiste però il problema dell'eliminazione intermittente per cui bisogna raccogliere campioni fecali intermittentemente per 5-6 giorni per cercare di ovviare a questo problema).
NON esiste un unico test che confermi che il soggetto NON ha la Clamidiosi,
è saggio testare di routine per CLAMYDOPHILA PSITTACI per aumentare la probabilità di identificare i PORTATORI SANI che eliminano il batterio in modo intermittente.
L'ideale, dopo aver sospettato la malattia con visita clinica, esami del sangue e radiografia, è quello di eseguire il test IMMUNOCOMB per vedere se il soggetto può essere stato infettato e, se positivo, eseguire il test PCR dalle feci per vedere se il soggetto elimina attivamente. Se così bisogna instaurare al più presto la cura antibiotica di lunga durata (45 giorni almeno) al termine della quale l'animale va ritestato per vedere se si è negativizzato (se ha eliminato il batterio completamente dal proprio organismo). Contemporaneamente bisogna prendere precauzioni volte ad evitare la trasmissione all'uomo, tra cui pulire e disinfettare la voliera spesso muniti di guanti monouso e mascherina ed evitare, durante questi 45 giorni di trattamento, di avere contatti stretti con il soggetto in cura. Bisognerà dunque eseguire dei controlli sierologici sul proprietario (il test specie-specifico è il MIF-test) per investigare l'eventuale trasmissione avvenuta, di concerto con il proprio medico curante.

" COME SI CURA.
Sul come curare sarà il veterinario di fiducia ad instaurare la terapia migliore, ricordando che si tratta di una terapia lunga (almeno 45 giorni) al termine dei quali l'animale va ritestato per vedere se si è negativizzato.
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N

CREDENZE

VERITA'

1

La Clamidiosi è una malattia rara

E' molto comune in alcune specie

2

Gli animali non guariscono mai completamente dalla malattia.

Quasi tutti i soggetti guariscono completamente con appropriato trattamento antibiotico e disinfezione.

3

Un uccello non ha la Clamidiosi se sembra e si comporta come un soggetto sano.

La forma più comune di Clamidiosi è probabilmente quella di portatore sano, asintomatico.

4

Se un animale si ammala anche il compagno e gli altri assieme a lui sono malati

Il compagno e gli altri spesso mantengono un aspetto di salute sebbene è probabile che stiano incubando la malattia o che siano portatori sani.

5

. Un uccello non ha la Clamidiosi se non è stato esposto recentemente ad un altro uccello.

Una recente esposizione non è necessaria poiché il periodo di incubazione può essere lungo e possono essere portatori di Clamidiosi per anni in assenza di sintomi.

6

Un soggetto non ha la Clamidiosi se è risultato negativo al test

I test per la Clamidiosi non sono sensibili al 100%, inoltre l'eliminazione è intermittente per cui possono verificarsi falsi-negativi soprattutto se viene eseguito un test soltanto.

7

Un uccello malato non ha la Clamidiosi se continua a mangiare e le sue feci sono normali

La presenza o assenza di sintomi del tratto digestivo è insufficiente sia a diagnosticare che a escludere la Clamidiosi in un animale malato.

8

. Una diagnosi di un'altra malattia è sufficiente ad escludere la Clamidiosi come causa di malattia.

A causa dell'immunodepressione la Chlamydophila spesso coabita con altre malattie infettive e deve essere sospettata se le altre infezioni ricorrono nonostante i trattamenti.

9

Per la Clamidiosi non è necessario trattare per 45 giorni se l'animale migliora prima del termine della terapia.

I 45 giorni di trattamento sono necessari per prevenire e/o eliminare lo stato di portatore cronico in molte specie.

10

Una volta guariti dalla malattia non si ammalano più.

Non c'è immunità di lunga durata alla malattia e gli uccelli sono suscettibili alla reinfezione anche dopo un ricovero completo dalla malattia.

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